In ambito psicologico, distinguere chiaramente tra personalità e identità è essenziale per evitare errori clinici e relazionali, come pretendere che un individuo riconosca tratti di sé di cui non ha consapevolezza.
Le due dimensioni si definiscono attraverso precise coordinate epistemologiche (U. Galimberti, Dizionario di Psicologia):
- Personalità: L’insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità comportamentali osservabili che, integrate tra loro, si mantengono stabili attraverso la molteplicità delle situazioni ambientali. È una dimensione prevalentemente descrittiva e rilevata dall’esterno.
- Identità: Il senso del proprio essere continuo nel tempo e percepito come entità distinta da tutte le altre. Si tratta di una vera e propria costruzione della memoria (di matrice filosofica lockiana) che definisce la percezione di sé.
Le Dimensioni dell’Identità
L’identità si articola in due versanti fondamentali:
- Identità Conscia: La riflessione esplicita che il soggetto fa su di sé; un vissuto intimo che solo l’individuo conosce direttamente.
- Identità Inconscia: Ciò che il soggetto non sa ancora di sé ma che tuttavia manifesta ed esprime, rendendolo visibile agli altri osservatori attenti (come evidenziato anche dal modello della Finestra di Johari).
Prospettiva Esterna vs Vissuto Interno
Per comprendere la differenza operativa tra le due dimensioni, basta osservare un esempio pratico:
- L’Osservazione della Personalità: Vedendo una persona che dorme spesso o mantiene la calma nelle difficoltà, un osservatore esterno descriverà la sua personalità definendola “pigra”, “cauta” o “rilassata”.
- L’Espressione dell’Identità: La stessa persona può tuttavia riferire su di sé: “Sono esausta e logorata da un pensiero costante” oppure “Odio stare a letto, ma mi sento bloccata e impotente”.
L’osservatore esterno rileva la personalità (compresi gli aspetti che il soggetto ignora di sé), ma non può spiegarne i significati profondi. L’individuo è l’unico a poter accedere alla propria identità, pur non riuscendo a vedere chiaramente la propria personalità dall’esterno.
Il Ruolo dello Psicologo
Lo psicologo agisce come figura di raccordo per armonizzare personalità e identità. Il lavoro clinico mira a ridurre le discrepanze tra la percezione interna di sé e le condotte manifestate, prevenendo le crisi identitarie e favorendo il senso di integrazione, appartenenza e autorealizzazione.
Riferimenti Bibliografici
- Galimberti, U. (1994).Dizionario di Psicologia. Torino: UTET.
- Luft, J., & Ingham, H. (1955).The Johari window, a graphic model of interpersonal awareness. University of California.
Rispondi