Educazione al Chiodo

In passato, l’assenza ingiustificata da scuola — comunemente nota come “fare chiodo” — era vissuta dagli studenti come una valvola di sfogo, un’evasione temporanea dalle pressioni scolastiche, dai compiti e dal peso delle interrogazioni.

Si saltava la lezione e si falsificava la firma sul libretto: un’infrazione che in età adulta costituirebbe un reato grave, ma che nell’universo adolescenziale rappresentava un primo, rudimentale banco di prova.

Con l’introduzione del registro elettronico, l’esperienza del “chiodo” è quasi scomparsa. L’assenza richiede la validazione digitale immediata dei genitori tramite credenziali personali. Il numero delle assenze è drasticamente calato, ma resta da chiedersi: questo rigore ha portato un reale beneficio ai ragazzi?

L’assenza di spazi d’ombra, unita al tracciamento in tempo reale di ogni voto, nota o ritardo, ha generato un clima di sorveglianza continua. Questa pressione costante contribuisce a incrementare i livelli di ansia e disagio emotivo tra gli studenti.

I critici potrebbero ritenere inaccettabile l’idea che esista una sorta di “diritto” alla trasgressione o alla falsificazione del libretto. Tuttavia, è doveroso interrogarsi su quali siano le ricadute di un controllo panottico sulla salute mentale e sulla maturazione personale dei giovani.

Da qui nasce una proposta deliberatamente provocatoria, ma meritevole di riflessione: concedere agli studenti degli ultimi tre anni delle superiori un bonus di due giorni di assenza al mese, gestibili in totale autonomia. Due giornate per decomprimere, fare un giro in motorino, stare soli con sé stessi o ricalibrare la preparazione per un’interrogazione per cui non si è pronti, con l’impegno di recuperare successivamente.

Offrire questa flessibilità significa insegnare l’autodisciplina e la responsabilità attraverso la gestione diretta del proprio tempo e delle proprie scelte. Imparare a bilanciare doveri e spazi di libertà è una competenza fondamentale per la vita adulta. La scuola, infatti, non può ridursi a un dispositivo di mera verifica e disciplina: deve rimanere un luogo di formazione della persona, della cittadinanza e dell’esercizio consapevole della libertà.

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